ritagli di stoffa
pubblicato il:07/03/2023

Ritagli Di Stoffa

Sciarpa, foulard e fazzoletto da taschino.
Si tratta di tre capi di abbigliamento che condividono un'origine comune e una forma simile: in tutti e tre i casi si tratta di semplici rettangoli di stoffa, senza ulteriori chiusure o cuciture, prodotti in innumerevoli varianti per dimensioni, tessuti e disegni.
Per apprezzare ciò che questi capi rappresentano una volta indossati è stimolante ricostruire la storia che li caratterizza, scoprire il contesto che ne ha promosso la diffusione e analizzare gli attributi che li contraddistinguono.

Ogni capo di abbigliamento infatti svolge due funzioni per chi lo indossa: vestire e adornare. Considerando che del nostro corpo non esiste una parte più delicata della testa, o che venga maggiormente coinvolta nella comunicazione, gli indumenti e gli accessori che prossimi al viso, che sia per simbologia o pregio, hanno avuto e mantengono oggi la maggior rilevanza in termini di impatto sociale nel corso della storia dell’umanità.
Ce ne dimentichiamo però il tessuto nei secoli scorsi era un bene molto più raro e prezioso, i pochi abiti dovevano vestire e caratterizzare una persona molto meglio di oggi, basti immaginare che fino al novecento la gente comune difficilmente si possedeva più di due completi.

Prima della rivoluzione industriale infatti i tessuti richiedevano una quantità di lavoro enorme, qualsiasi fibra venisse utilizzata doveva essere prima cresciuta, poi filata, pulita, pazientemente intrecciata e tinta, I primi resti di telaio risalgono a seimila anni fa, all’epoca questa procedura significava un investimento di risorse notevole.
È quindi comprensibile perchè esibire un accessorio di stoffa, anche un semplice quadrato di tessuto come una bandiera o una sciarpa, conferisse un certo prestigio ad un individuo, ponendolo un gradino sopra rispetto a chi non disponesse di  titoli o risorse per permetterselo.

È una percezione che subliminalmente è mantenuta ancora oggi, basti pensare alle sciarpe tricolori dei sindaci, a quelle azzurre delle uniformi militari  o alle stole usate dai religiosi per celebrare messa.
Un gran numero di rappresentanti di poteri tradizionali quindi ancora oggi usa una semplice sciarpa come elemento distintivo, ereditato dalla tradizione.

Questa simbologia ancestrale viene quindi mantenuta, anche se al giorno d’oggi l'industrializzazione ha ormai reso i vestiti un bene scontato per qualsiasi ceto sociale.
La sciarpa  gode di un antico retaggio tradizionale, potremmo dire etnico: è infatti strettamente connessa alle nostre tradizioni e ci ha accompagnato attraverso i secoli, nonostante la moda venga rivoluzionata ad ogni generazione.
Per esempio oggi i gusti sono più sobri rispetto al passato, sono meno eccentrici e ostentati, basti pensare che persino Papa Francesco ha rifiutato con imbarazzo gli abiti papali tradizionali quando gli sono stati offerti: “il carnevale è finito”.
Lo stile moderno esalta maggiormente la discrezione nel sottolineare le linee del corpo e le virtù di una persona. Pone un occhio di riguardo alla funzionalità di un capo evitando eccessi che alterano la figura umana come ad esempio i corsetti o le spalline.

A ben pensare lo ritengo quasi un controsenso logico: una persona che vuole distinguersi per  la propria “raffinata sceltezza” - elegante definizione di eleganza-,  deve comunque riuscire a confondersi con gli altri. Ovviamente i contrasti sono ricercati e accettati ma vanno sempre moderati e contenuti.
In quest’ottica diventa interessante il ruolo della sciarpa, del foulard e del fazzoletto da taschino che, per l’appunto, servono per convenzione a fornire un contrasto nel look moderno.
Hanno pertanto mantenuto quindi la loro storica funzione di evidenziare e caratterizzare, sono spazi concessi nell’outfit moderno per esprimere l’estro anche nelle occasioni più formali.

Dei tre indumenti che stiamo considerando, la sciarpa è indiscutibilmente il capo più ordinario e diffuso dov’è presente il clima continentale. Il suo ruolo nel coprire il collo la trasforma in un accessorio quasi obbligato nei climi più rigidi: dei tre è quello che ha un impatto più pratico nel quotidiano per chi conosce la neve.
Una sciarpa quindi sostanzialmente copre e protegge il collo, ma può essere anche appariscente e originale, di seta o di lana, tinta o disegnata, pesante o leggera.
“Sciarpa” è un termine che si può associare ad una larghissima gamma di forme e dimensioni a cui successivamente possono essere associati decine di modi per portarla e annodarla.
Dalle classiche sciarpe, nel corso della storia, sono derivati diversi capi. Alcuni sono ormai dimenticati,  altri hanno ritagliato una loro identità distinta: rientrano in questo gruppo ad esempio i papillon e la cravatta, oltre ad ovviamente il foulard.

“Foulard” è tutt’ora infatti il termine francese “sciarpa”, ma globalmente indica quella che è sostanzialmente una sciarpa leggera, normalmente in seta o altri tessuti fini.
Comunemente il foulard quindi viene portato nei climi miti dove la funzione di isolamento termico è secondario. Essendo quindi un capo arbitrario nei paesi freddi risalta la sua funzione comunicativa rispetto alla sciarpa.
Era un capo di secondaria importanza, quasi dimenticato  prima che Maurice Emile Hermès, fondatore della casa di moda “Hermès”, lo riportasse in auge all’inizio del secolo scorso.

Infatti il foulard si diffuse dal momento in cui divenne molto popolare tra le grandi stelle del cinema classico: da Audrey Hepburn a Sofia Loren lo si poteva vedere molto spesso associato a icone di eleganza che lo hanno reso sempre più celebre. Tra gli anni ‘50 e ‘60 del Novecento divenne tanto popolare a livello globale che ancora oggi mantiene una posizione di rilevanza nell’industria della moda.
Per consuetudine viene usato dalle donne per coprire i capelli, ma si può vedere attorno al collo di entrambi i sessi. Tendenzialmente viene decorato con trame e colori più vivaci rispetto alle sciarpe, conferisce a chi lo porta una nota di pragmatica leggerezza.

Va notato che nei climi caldi e polverosi accessori con caratteristiche simili al foulard come Kefia e Hijab sono diffusi da molto più tempo.
Assolvendo funzioni sociali, igieniche e di mitigazione del caldo questi ritagli di stoffa leggera per le culture medio orientali sono pregni più di ogni altro capo di un significato tradizionale, sostituendosi alla sciarpa nel ruolo di accessorio distintivo.
Impossibile non citare ad esempio le attuali rivolte in Iran che mettono simbolicamente il velo femminile tradizionale alla base delle proteste sociali.

L’ultimo dei “ritagli” in analisi è il fazzoletto da taschino, che ha una funzione in principio differente, come indica il nome, dagli altri due. Tuttavia ne condivide l’aspetto e il valore comunicativo.
È l’unico dei tre accessori a non venire indossato, suggerisce una funzione igienica ma rientra nella categoria dell’abbigliamento in quanto capo da esibire. Inoltre è un ornamento esclusivamente maschile.
Un proverbio medievale francese stabiliva “un uomo, fatta fortuna, non si soffia più il naso con la camicia”, lo riporto perché racconta quanto questo panno sottolinei uno status sociale. Restituisce precisamente l’idea materiale del perché esibire un fazzoletto conferisse rispettabilità, allora come adesso.

Il fazzoletto da taschino al giorno d’oggi ha “l’ultima parola” tra i capi d’abbigliamento, conferisce un tocco di colore definitivo al gentiluomo pur mantenendo l’armonia complessiva.
Per un corretto utilizzo, secondo le moderne norme stilistiche, il fazzoletto “risalta”. Deve avere una trama distinta ma al contempo gradevolmente abbinata al resto del completo.
Oltre al fazzoletto da taschino si usa il termine “Pochette” quando se ne considera una versione più colorata ed estrosa.
Viene confezionato in cotone o lino ed è un modo di mostrare, da parte di un galantuomo, la sua attenzione alla raffinatezza, alla forma e all’igiene.

Dei tre lo ritengo l’accessorio con maggiori intenti seduttivi: è capace di conferire molto fascino a chi lo porta. ma è anche il più comico. Ora che gli standard igienici sono rivoluzionati quanto ci vorrà per vedere le prime mascherine da taschino? Inoltre, la pulizia sta diventando un valore sempre più scontato, per distinguerci dovremo esibire altre qualità? Cos’altro vedremo sporgere dai nostri taschini tra qualche secolo?
Provocazioni a parte, questa è la terza e ultima versione di un semplice panno, anch’esso soggetto a una serie di regole e simbologie specifiche che l’uomo ha sviluppato e modellato nel corso di secoli.

Questi tre elementi: sciarpe, foulard e fazzoletti da taschino hanno storie simili ma svolgono tante funzioni e veicolano tanti messaggi che ci si meraviglia quando consideriamo che è partito tutto da uno scarto di sartoria, un semplice ritaglio di stoffa.

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